Azzano Decimo (Pordenone), 6 giugno 2026 – Elvo Zornitta, ingegnere di Azzano Decimo (Pordenone), aveva 47 anni quando subì la prima perquisizione a casa, sospettato di essere Unabomber, era il 2004. Oggi ne ha 69 e l’inchiesta sul bombarolo che ha terrorizzato il Nord Est è stata archiviata per la seconda volta il 12 maggio senza colpevoli, dopo 32 anni di indagini.

Per l’ingegnere è stato un calvario di perquisizioni, intercettazioni, pedinamenti. Da ultimo, si attendeva la svolta da una ‘superperizia’, Zornitta era di nuovo indagato con altre 10 persone, alla fine sono stati esaminati 63 Dna. Nessuna prova. Quella che doveva incastrare l’ingegnere, nella prima inchiesta, era stata ‘costruita’. Per questo un poliziotto è stato condannato in via definitiva per falso ideologico e frode processuale. A dimostrarlo e a ribaltare il tavolo è stata una perizia chiesta dall’avvocato Maurizio Paniz, difensore di Zornitta con Paolo Dell’Agnolo. Oggi, 20 anni dopo l’ultima bottiglia incendiaria, restano senza volto, senza nome e alla fine anche senza un movente i 33 attentati in Friuli Venezia Giulia e Veneto commessi tra il 1993 (l’8 dicembre esplose una cabina telefonica a Portovecchio di Portogruaro, quasi una prova generale) e il 2006. Supermercati, sagre, siepi, spiagge, chiese. Perché?