La Spagna è in festa per l'arrivo di Leone XIV, il cui invito ad "elevare lo sguardo" ha il sapore della speranza, nel momento in cui il Paese è attraversato da tensioni interne e polarizzazioni senza precedenti e il governo di Pedro Sanchez vive uno dei frangenti più delicati della legislatura. Il premier ha accolto il Papa all'aeroporto di Madrid e poi al Palazzo Reale, intensificando la sua presenza accanto a Prevost, mentre sul suo esecutivo continua a pesare la tempesta politico-giudiziaria che coinvolge il Partito socialista e alimenta la richiesta di elezioni anticipate da parte delle opposizioni. Sanchez ha definito "un onore" ricevere Leone, in una Spagna "diversa, aperta e profondamente impegnata per la convivenza, la giustizia sociale e la dignità umana", auspicando che la visita "serva per continuare a tendere ponti di dialogo, comprensione e speranza". Parole in linea con l'evidente sintonia fra il governo spagnolo e il Vaticano su alcuni grandi dossier globali, in primis la ricerca di soluzioni diplomatiche e della pace. Non a caso, nel suo discorso davanti ai monarchi e alle autorità al Palazzo Reale, Leone XIV ha espresso apprezzamento per la "fedeltà al diritto internazionale e al multilateralismo" della Spagna, e per il "impegno costante" a favore della solidarietà. Ma Prevost ha poi invitato a "rifuggire approcci identitari" e ad "abbandonare i discorsi che dividono e polarizzano" le società, "le semplificazioni sterili", per passare a "una feconda valutazione della complessità". Che è la "vocazione specifica" dell'Europa, di cui la Spagna è "attore essenziale". Tra gli applausi e il rigore del protocollo, nel Salone delle Colonne sono sfilati i protagonisti della politica: con Sanchez, i ministri del suo governo, i presidenti delle comunità autonome, gli ex presidenti Felipe Gonzalez, José Maria Aznar e Mariano Rajoy, accanto ai leader dei partiti. Assente il socialista Zapatero, coinvolto in un'inchiesta giudiziaria, per motivi di prudenza politica. Sul piano interno, il clima è incandescente. L'indagine che coinvolge il Psoe su un presunto complotto per ostacolare o 'affossare' le indagini che lambiscono il partito e l'entourage di Sanchez, ha alimentato lo scontro da resa dei conti con i popolari. Mentre le pulsioni estremiste di Vox, con l'imposizione della 'priorità nazionale' degli spagnoli sui migranti nell'accesso ai servizi e aiuti pubblici, nelle regioni in cui ha le chiavi della governabilità, hanno aggravato la frattura finanche con la Chiesa spagnola, accusata di lucrare "sulle mafie" dei trafficanti di essere umani. Una Chiesa già indebolita dalla secolarizzazione e bersaglio delle critiche mai sopite sugli abusi pedofili. La coalizione progressista di Sanchez, da 8 anni al timone, regge solo grazie a un equilibrio precario tra socialisti, sinistra radicale e partiti nazionalisti, costruito "contro": tutti consapevoli che il minimo passo falso possa spalancare le porte al ritorno delle destre. Non sorprende pertanto che il presidente del Partito popolare, Alberto Nunez Feijoo abbia accolto il Papa con il messaggio: "La sua voce non grida nel deserto: si ascolta e offre speranza", per poi rilanciare una frase dello stesso pontefice: "La verità è più grande di noi", in chiave di messaggio subliminale a Sanchez, costretto ieri a difendersi e smentire sospetti che puntano a coinvolgerlo in prima persona nel presunto complotto socialista. Mentre il leader di Vox, Santiago Abascal, reduce dalla convention europea dell'ultradestra in Portogallo, ha definito "vergognoso" ricevere il pontefice con un governo che "sguazza nella corruzione e nella mafia".
L'auspicio di Sanchez, 'la visita del papa favorisca dialogo' - Notizie - Ansa.it
La Spagna è in festa per l'arrivo di Leone XIV, il cui invito ad "elevare lo sguardo" ha il sapore della speranza, nel momento in cui il Paese è attraversato da tensioni interne e polarizzazioni senza precedenti e il governo di Pedro Sanchez vive uno dei f... (ANSA)















