Se pensiamo a Penelope, immaginiamo una donna china sul telaio, lontana dal mare che le ha portato via il marito per una guerra incomprensibile come tutte le guerre. Fa e disfa una trama destinata a non essere mai finita. Probabilmente il mare non le piace nemmeno e vive su un’isola. Ma le Penelopi di cui parliamo oggi (scusate il plurale) sono salite sulle barche e sono diventate pescatrici. Nessuno le racconta, eppure ci sono. Vedono i mutamenti climatici, le lagune che cambiano volto, le specie aliene come il granchio blu, le alghe killer. Vivono tra mercati del pesce, cucine, porti, cooperative storiche. Ilaria Potenza, giornalista e medico, e Carlotta Santolini, biologa marina, sono partite per tre mesi su Eva, la barca a vela avuta in prestito da un pescatore che, persa la moglie (Eva, appunto), ha perso anche la voglia di navigare. Sono partite proprio per incontrarle, dal delta del Po al Mar Ionio, dalle Eolie al Levante ligure. Le hanno trovate, fotografate, raccontate in un podcast. Adesso sì, sappiamo chi sono.

Il libro, tra reportage, diario di bordo e divulgazione scientifica, le fa emergere dal silenzio con un titolo simbolico, Il sale di Penelope (Mursia), che non è soltanto quello del mare. È il sale della saggezza che dal mare torna alla terra.