Le elezioni, qualunque sia il loro livello istituzionale, assumono sempre un significato politico. I risultati delle urne, anche quando riguardano competizioni amministrative, non possono essere liquidati frettolosamente. Essi rappresentano non soltanto la volontà di chi vota, ma anche il peso delle assenze, degli errori e delle inerzie di chi avrebbe dovuto esserci e invece è mancato.
Le elezioni non sono mai fenomeni semplici da interpretare. Raccontano il consenso di chi vince, ma anche le ragioni di chi perde. E, soprattutto nel Mezzogiorno, perde spesso chi non riesce a esistere nello spazio pubblico, mentre vince chi occupa con continuità il terreno della comunicazione, talvolta riproponendo messaggi adattati alle convenienze del momento. In Puglia erano chiamati al voto 54 Comuni. Tra i 17 centri superiori ai 15 mila abitanti, undici hanno eletto il sindaco al primo turno. Si andrà al ballottaggio soltanto in sei realtà: Trani, Molfetta, San Vito dei Normanni, San Giovanni Rotondo, Casarano e Tricase.
Al di là delle vittorie largamente previste, favorite anche dalla consolidata debolezza degli avversari, molto altro è passato quasi inosservato. Fatta eccezione per i cittadini direttamente coinvolti nella scelta del proprio sindaco, l’analisi politica del voto è rimasta marginale, nonostante i risultati siano maturati in una regione che esprime figure di primo piano nelle istituzioni europee, nel Governo nazionale e nelle forze di opposizione.














