«Il 6 giugno ricorre lo sbarco in Normandia, oggi celebriamo lo sbarco in Futuro Nazionale». Roberto Vannacci non è uomo da metafore timide. E così, per annunciare l'ingresso di quattro deputati e di un ex europarlamentare nel suo movimento sceglie il paragone con il D-Day, la più grande operazione anfibia della storia militare. A Viareggio, però, più che navi alleate e divisioni corazzate sbarcano quattro parlamentari (non solo fuoriusciti dalla Lega): gli azzurri Davide Bergamini, Attilio Pierro, i leghisti Domenico Furgiuele e Gianangelo Bof. Con loro arriva anche l'ex eurodeputato, sempre del Carroccio, Antonio Maria Rinaldi. «Quattro deputati entrano oggi con noi e sposano il nostro progetto», annuncia il leader di FN, precisando che si tratta di esponenti che «vivono i territori» e hanno un seguito tra gli elettori.

Vannacci attacca i partiti sulla legge elettorale: "Con le preferenze più dignità al voto"

E se Vannacci parla di sbarco, Furgiuele - il cui ingresso nelle truppe dell'ex generale era nell'aria da tempo - preferisce invece il lessico della trincea. Nel lungo post con cui lascia il Carroccio dopo dodici anni, il deputato calabrese spiega di non riconoscere più il partito: «Scelgo ancora una volta il combattimento. Non mi appartiene la destra annacquata. Non mi appartiene il moderatismo senza anima. Non mi appartiene il centrodestra sbiadito e fluido che confonde la prudenza con la rinuncia». Più che una campagna di reclutamento, comunque, il movimento sembra per ora beneficiare del malessere di una parte della classe dirigente leghista. Furgiuele racconta di aver cercato «motivi per restare» senza trovarli; altri parlamentari hanno fatto la stessa scelta. Il risultato è che Futuro Nazionale si ritrova con una piccola pattuglia parlamentare e la Lega con qualche problema in più. Vannacci, naturalmente, preferisce guardare avanti. «Siamo già arrivati a 94mila iscritti. Il partito è partito: non ci ferma più nessuno», assicura. E aggiunge: «Vannacci sarà il vostro incubo». Tra le prime battaglie del movimento c'è quella sulla legge elettorale. «Ci batteremo perché si ritorni a includere le preferenze», sostiene l'ex militare della Folgore, perché «la sovranità appartiene al popolo» e perché il Parlamento deve tornare a essere «espressione del popolo e non delle segreterie di partito». In ogni caso, per sapere se questo 6 giugno sarà ricordato davvero come un D-Day o soltanto come un trasloco particolarmente ben raccontato servirà ancora qualche banco di prova. O come direbbe il generale, qualche battaglia decisiva.