Non è il consueto valzer di poltrone, ma un autentico terremoto politico che minaccia di ridisegnare gli equilibri del centrodestra. Roberto Vannacci fa sul serio e la sua creatura, Futuro Nazionale, nata soltanto nel febbraio 2026, si sta rivelando un magnete di consensi.
In un solo passaggio, la formazione del Generale incassa l’adesione di quattro deputati in uscita da Lega e Forza Italia, oltre all’ingresso di un peso massimo dell’euroscetticismo come l’ex eurodeputato Antonio Maria Rinaldi.
I nuovi innesti non sono comprimari. Dal Carroccio arriva Domenico Furgiuele, vicepresidente del gruppo leghista a Montecitorio e figura di primo piano nel panorama calabrese, segnale che Vannacci attinge direttamente ai ranghi dirigenti del partito di Salvini. Dal “Veneto profondo” approda invece Gianangelo Bof, sindaco di Tarzo, simbolo di un radicamento territoriale che incide nei tradizionali bacini leghisti.
Sul fronte azzurro, le defezioni sono altrettanto eloquenti. Davide Bergamini e Attilio Pierro, entrambi ex leghisti transitati in Forza Italia solo a inizio 2026, lasciano già l’approdo moderato per accasarsi con Vannacci. Una dinamica che evidenzia come, per l’ala destra della coalizione, il partito guidato da Tajani rischi di trasformarsi in una semplice “area di transito”, anziché in una casa stabile, penalizzato da un profilo giudicato troppo moderato ed europeista da chi cerca una rottura identitaria.











