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Redazione Sport

L'attaccante del Liverpool respinge al mittente le critiche ricevute negli ultimi due anni. «Andai via da Torino quando Giuntoli e Thiago Motta mi dissero che non servivo»

La seconda stagione al Liverpool si è chiusa con 726 minuti in campo e 3 gol. Federico Chiesa sa che per riconquistare un posto da protagonista, anche nella Nazionale che verrà, il tempo di gioco dev'essergli più amico, deve essere un alleato. E allora in una intervista alla Gazzetta dello Sport no0n si nasconde: «Per riuscire a tornare protagonista devo fare più di mille minuti a stagione nel mio club. Giocando così poco non vado da nessuna parte». L'ex attaccante della Juventus da qualche parte, dunque, vuole e deve andare. Ha trascorso due stagioni in Premier, a disposizione di un club glorioso che gli ha chiesto di restare «perchè eravamo in emergenza, servivo anche come numero». Misurato, composto e sempre molto lucido nelle analisi, Chiesa sottolinea le false verità che in questi anni si sono dette sul suo conto. A partire dalla Juventus.

La premessa è fondamentale: «Mi piacerebbe tornare in bianconero». Poi il ritorno ai tempi della separazione: «Io non me ne sarei mai andato. Si è detto che pretendessi molti soldi, ma la verità è un’altra: non mi è mai stato offerto il rinnovo. Non ne abbiamo nemmeno parlato. Giuntoli e Thiago Motta mi hanno detto: “Fede, non ci servi: trovati una squadra”. Mi è andata bene, sono ripartito da una delle top 5 al mondo come il Liverpool. Non ho mai parlato di soldi con la Juve e mai lo farò».