La vittoria dell’Italia all’Europeo di quattro anni fa è stato un evento in tale controtendenza rispetto alla storia contemporanea della nostra Nazionale da venire derubricato a fortunata congiunzione astrale, se non proprio a miracolo. È un’analisi che fa torto alla brillantezza del c.t. Mancini, un’altra persona rispetto a quella che avrebbe distrutto la sua immagine con la scelta dell’Arabia Saudita, e alla capacità di dare il massimo di grandi giocatori al tramonto (Chiellini e Bonucci), della stella emergente Donnarumma e di alcuni talenti fin lì ondivaghi, ma baciati in quel mese da uno stato di grazia.