di
Giorgio Parisi
Il discorso di accettazione del professor Giorgio Parisi, premio Nobel per la fisica, che a Roma ha ricevuto il premio della Fondazione Ducci per la Pace 2026
Signore e signori, autorità, care amiche e cari amici,vi ringrazio per questo riconoscimento, che ricevo con sincera gratitudine e, lo confesso, con un certo imbarazzo. Sul piano personale non mi sento all’altezza di un premio per la pace. Non ho dedicato la mia vita a costruire la pace: ho fatto il fisico, ho studiato i sistemi disordinati, le transizioni di fase, i vetri di spin. Se accetto questo premio, lo faccio perché lo interpreto non come un omaggio alla mia persona, ma come un riconoscimento al ruolo che la scienza, e gli scienziati, possono e devono avere nella ricerca della pace.Lo dico perché sono convinto che lo scienziato non debba sostituirsi al politico, e tanto meno pretendere di avere ricette per i grandi problemi del mondo. Ma ha un dovere preciso: mettere a disposizione di tutti la propria competenza, spiegare con onestà ciò che sappiamo e ciò che non sappiamo, e dire la verità anche quando è scomoda. La storia che vorrei raccontarvi questa sera è la storia di scienziati che, di fronte alla possibilità della fine, hanno deciso di non tacere.E proprio per questo desidero, fin da subito, dedicare questo premio a una persona che quel ruolo lo ha incarnato per tutta la vita: Francesco Calogero. È stato un bravissimo fisico matematico, ma soprattutto un uomo che ha messo la propria competenza al servizio del disarmo, con costanza e con coraggio, per oltre mezzo secolo. Tra poco capirete perché il suo nome attraversa tutto quello che vorrei dirvi.











