Sull'aereo papale che lo ha portato in Spagna, prima tappa di un viaggio destinato a catalizzare l'attenzione dell'Europa cattolica, Leone XIV torna sui grandi temi internazionali che stanno segnando il suo pontificato e difende la svolta contenuta nell'enciclica Magnifica Humanitas, il documento che ha mandato il tradizionale concetto di "guerra giusta".
L'intervento Il Papa risponde indirettamente anche a quanti, negli Stati Uniti, continuano a richiamarsi alla dottrina classica della guerra giusta per legittimare gli interventi militari. Tra questi il vicepresidente americano JD Vance, che nei mesi scorsi aveva sostenuto come alcune operazioni contro l'Iran potessero rientrare nei criteri elaborati dalla tradizione teologica cattolica.La replica di Leone XIV è stata netta. «Sull'Iran credo che sia già stato detto con molta chiarezza: in questo caso vengono meno i criteri per definire una guerra giusta», osserva il Pontefice. «Il problema è che questa teoria nasce secoli fa. Nessuno poteva immaginare la capacità distruttiva delle armi moderne e il livello di devastazione che oggi l'uomo è in grado di provocare.»Un riferimento diretto al paragrafo 192 di Magnifica Humanitas, dove il Papa sostiene che la categoria della guerra giusta sia stata troppo spesso utilizzata per giustificare conflitti e che l'unico uso moralmente ammissibile della forza resti quello della legittima difesa. Sul fronte ucraino Leone XIV ribadisce la centralità del negoziato. «Bisogna continuare a spingere per arrivare alla fine della violenza e della guerra. Troppe vite stanno andando perdute. Ogni volta la situazione sembra peggiorare.» Parole che si inseriscono nella linea già tracciata dall'enciclica, che insiste sulla necessità di percorrere ogni strada diplomatica possibile prima di accettare la logica delle armi.Nel corso della conversazione con i giornalisti il Papa si sofferma anche sul Libano, uno dei dossier che segue con maggiore attenzione. «Sono molto preoccupato per il Libano.» Leone XIV rivela di essere rimasto in contatto con diversi leader religiosi incontrati durante il viaggio compiuto lo scorso novembre tra Turchia e Libano, una missione che aveva avuto una forte valenza ecumenica e diplomatica in una delle aree più instabili del Medio Oriente.Il viaggio spagnolo si apre inoltre in un clima di particolare allerta dopo le recenti minacce diffuse dall'ISIS contro il Pontefice. Nei giorni scorsi la propaganda dello Stato Islamico ha diffuso immagini minacciose legate proprio alle tappe della visita apostolica. Un elemento che ha contribuito a rafforzare ulteriormente il già imponente dispositivo di sicurezza predisposto dalle autorità spagnole.L'arrivo di Leone XIV a Madrid è stato accolto da una folla impressionante. Per chilometri le strade sono state occupate da fedeli assiepati dietro le transenne, famiglie, giovani, gruppi parrocchiali, bandiere spagnole e vaticane. A presidiare il percorso anche reparti della Guardia Civil a cavallo e migliaia di agenti impegnati in una delle più vaste operazioni di sicurezza degli ultimi anni. L'entusiasmo popolare non sorprende. In Spagna un Papa mancava da oltre quindici anni. L'ultima visita fu quella di Benedetto XVI nel 2011, mentre Giovanni Paolo II si era recato nella penisola iberica in ben cinque occasioni.Durante il viaggio emerge inevitabilmente anche un'altra grande questione che segna il rapporto tra Chiesa e società spagnola: quella degli abusi sessuali. Interpellato dai giornalisti sul tema, Leone XIV parla di una «ferita ancora aperta», facendo riferimento al lungo percorso avviato negli ultimi anni dalla Chiesa spagnola, anche sotto la pressione delle inchieste giornalistiche e delle iniziative promosse dalle istituzioni civili. In particolare il quotidiano El País ha svolto un ruolo decisivo nel portare alla luce centinaia di casi e nel favorire la nascita di commissioni indipendenti d'indagine e di percorsi risarcitori per le vittime. Tra una domanda e l'altra trova spazio anche un momento più leggero. Ai giornalisti che gli chiedono per chi farà il tifo durante i Mondiali, il Pontefice scherza: «Il Papa non può tifare per nessuna squadra.» Poi sorride. Chi conosce Robert Francis Prevost sa però della sua simpatia per il Real Madrid, maturata negli anni trascorsi in Spagna, senza dimenticare naturalmente l'affetto per la nazionale statunitense.«Non so quanto tempo avrò per seguire le partite» aggiunge. L'agenda del viaggio, del resto, è serratissima. Incontri istituzionali, celebrazioni liturgiche, visite pastorali e appuntamenti pubblici si susseguono senza sosta. Non è un caso che nei mesi scorsi alcuni familiari del Pontefice, rimasti a Chicago, abbiano espresso preoccupazione per i ritmi di lavoro imposti dal nuovo incarico. «Speriamo che non si stanchi troppo» avevano confidato ad amici e conoscenti.Per ora, però, Leone XIV sembra intenzionato a mantenere un ritmo elevato. E il bagno di folla ricevuto a Madrid conferma come il suo pontificato continui ad attirare attenzione ben oltre i confini del mondo cattolico.










