L'indipendenza energetica passa attraverso un percorso che deve modificare ciò che è avvenuto negli ultimi quarant'anni
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Non credo a questa Europa. Anzi ci credo eccome. So bene che la burocrazia è l'ultimo ritrovato della scienza esatta della politica per non decidere nulla al di fuori dei grandi accordi che negli ultimi anni sono prevalsi sul bene comune. Per fortuna il popolo è ancora vivo, benché ammaccato e deluso, e ha chiesto un cambiamento. E così, nella seconda Commissione guidata da Ursula von der Leyen, abbiamo scelto due maggioranze. Una continua nei soliti errori, cercando di tenere vivi gli interessi di partiti di sinistra che non hanno più un'idea di futuro. Ma ce n'è anche un'altra. E i pochi cambiamenti che sono avvenuti arrivano dal centrodestra, che forma maggioranze capaci di interrompere processi destinati al fallimento. Vedere, qui in Italia, portare avanti in Parlamento il No al nucleare da parte di una sinistra che ha scelto l'isolamento energetico e la dipendenza da fonti politiche alternative, è la prova che oggi serve affermare con forza l'interesse nazionale. L'indipendenza energetica passa attraverso un percorso che deve modificare ciò che è avvenuto negli ultimi quarant'anni. Lo si può fare solo uscendo dal monoteismo delle tecnologie, espellendo la geopolitica dai propri sistemi di rifornimento. Non si può fare in un giorno, ma già progettarlo è un passo nel futuro. Nucleare oggi










