Caso Minetti, il giornalista infuriato minaccia: "Ci chiedano scusa o denunciamo"
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"Ci chiedano scusa altrimenti li denunciamo". Difficile non cogliere l'ironia dello sfogo in tv di Marco Travaglio dopo che Procura Generale e Quirinale hanno confermato la grazia per Nicole Minetti, derubricando le conclusioni della controinchiesta del Fatto Quotidiano a notizie che "non corrispondono al vero". Apriti cielo. Il direttore, ospite di Otto e Mezzo, la prende malissimo. "Può anche raccontare che gli asini volano, ma l'unica cosa che la procura generale non può fare è accusare il Fatto quotidiano di falso. È diffamazione", ringhia Travaglio, spiegando che "non possono farlo perché non hanno sentito le persone che abbiamo sentito noi". E pazienza se la verifica è chiusa e se non è toccato a Travaglio decidere chi ascoltare e chi no. "Quella cosa lì se la rimangiano e ci chiedono scusa ha affondato il giornalista - altrimenti li denunciamo". Un Travaglio minaccioso e in versione "mondo al contrario", visto che per anni è stato proprio lui a liquidare come "arroganti" politici, indagati, imputati, avvocati e commentatori che a qualsiasi titolo contestavano il lavoro di procure e tribunali. La sua era la linea d'ordinanza chi ha scelto di stare dalla parte delle toghe: i magistrati fanno il loro mestiere, le sentenze e gli atti si rispettano, chi attacca le toghe cerca di delegittimarle, e via così.











