di Fabrizio Roncone

Marina Berlusconi non si siederà mai al tavolo con il generale. E c’è ragione di credere che non ci si sarebbe seduto nemmeno il padre Silvio: basta ricordare lo storico discorso sulla Resistenza del 2009

La scena politica italiana è confusa e ingannevole. Eppure, nonostante tutto, da ora a quando si voterà — tra un anno, secondo la scadenza naturale, o prima, per via di qualche crisi provocata ad arte — una piccola certezza che può diventare grande esiste. Ed è questa: tanto più cresce il numero dei camerati al seguito del generale Vannacci, tanto più aumenta la possibilità che Marina Berlusconi, e con lei FI, si allontanino dallo schema che tiene insieme l’attuale coalizione di centrodestra.

Cerco di dirla meglio. Vannacci nei sondaggi è dato intorno al 4%. Una vagonata di voti preziosi. Certo, sappiamo che con i sondaggi è meglio essere cauti: però è evidente che l’ex comandante della Folgore ormai non guida più solo un manipolo di arditi. Intorno a lui s’è infatti cominciato a coagulare un movimento di gente che non ha un giudizio negativo del fascismo, e che applaude eccitata a ogni suo comizio. Dove il generale non parla solo di remigrazione, ma ondeggia tronfio dentro discorsi in cui calpesta i diritti civili tra razzismo, negazionismo e omofobia.