Caro direttore, De Gregori sbaglia, l'artista ha un dovere morale più di chiunque altro: quello di fare riflettere. Bob Dylan è un artista anche in questo, ha detto moltissimo senza per questo voler sembrare polemico o "impegnato". Ha parlato attraverso la sua arte e detto molto di più di molti politici. Tutti gli artisti che si impegnano a denunciare sono testimoni del loro tempo e parlano attraverso la loro arte ma non solo, hanno una grande possibilità: raggiungere molte persone e l'arte è una grande opportunità per cercare di mostrare la realtà per quello che è e non per quella che vorrebbero farci vedere. Mariagrazia Gazzato

La risposta del direttore del Gazzettino, Roberto Papetti Cara lettrice, lo scrittore Erri De Luca per aver detto di sentirsi "sionista" e di non considerare, pur condannandole fermamente, le stragi di Gaza un "genocidio", è stato attaccato da più parti ed escluso dalla rassegna "Salerno Letteratura", dove doveva tenere la prolusione iniziale. Il cantautore Francesco De Gregori viene invece contestato dagli stessi ambienti politici e culturali per aver spiegato le ragioni per cui non ritiene opportuno prendere posizione su questi e altri temi: «C'è bisogno che Springsteen dica che è contro l'amministrazione Trump? Non credo, ma è un ruolo che non mi sento di condividere. Io non faccio proclami. Non mi sento superiore al pubblico, non credo di poter dare lezioni su Gaza o sull'Iran», ha spiegato con semplicità e chiarezza il grande cantautore. Dunque De Luca viene cancellato da una manifestazione letteraria perchè esprime le proprie idee. De Gregori viene criticato perché non lo fa. Contraddittorio? No. In realtà ad entrambi si contesta la stessa cosa: di non essersi accodati a una corrente di pensiero che vive di certezze granitiche, che non prevede distinguo né sfumature, dove esiste solo il bianco e il nero e dove le ragioni sono tutte da una parte e i torti tutti dall'altra. Infatti se De Luca viene censurato per aver espresso a chiare lettere una visione opposta a quella del fronte pro-Pal, a De Gregori si contesta persino il diritto al dubbio e a un'idea diversa da quella di altri suoi colleghi di rispetto e di rapporto con il proprio pubblico. E questo suo atteggiamento basta per qualcuno per qualificarlo come "traditore" o, come scrive lei, ad escluderlo dai testimoni del nostro tempo. Come se qualche slogan lanciato dal palco per compiacere il pubblico, esprimesse più impegno civile e desse più voce alle stagioni e alle ragioni della nostra vita, di canzoni come "Pablo", "Generale" o la "Storia".