Dei primi incontri, per la verità, ci sono già stati. A Gissi, in provincia di Chieti, dentro una struttura protetta che non è quella nella quale vivono i piccoli Birmingham - Trevallion dal 20 novembre dell’anno scorso ma questo, tutto sommato, è un dettaglio trascurabile: mamma Catherine Birmingham ha riabbracciato, l’ultima volta ieri l’altro, le sue tre «fette di pane e marmellata», Utopia Rose e i gemellini Galorian e Bluebell, ha passato con loro alcune ore, li ha coccolati, li ha tranquillizzati, è stata loro vicina, ha cercato di portare un attimo di normalità in una vicenda che di attimi ne ha incanalati troppi e di routine troppo poca.
«C’è un grande affetto», spiega l’avvocato della “famiglia del bosco” Simone Pillon, «anche se soffrono tutti per la reciproca lontananza». Adesso, però, un piccolo passo in avanti sembra esser stato fatto ufficialmente e sul serio: dopo mesi senza la possibilità di stare uno di fronte agli altri, dopo quell’ordinanza di marzo che aveva mandato via dalla comunità di Vasto anche mom Cate (e non solo dad Nathan Trevallion), dopo le perizie personologiche che parevano una porta chiusa a doppia mandata sul fascicolo del caso, dopo le carte depositate, i progetti di ristrutturazione del casolare notificati al Comune di Palmoli, i pareri degli esperti e le dichiarazioni della politica, questa donna australiana di 46 anni ha appena ottenuto l’autorizzazione per rivedere i suoi figli in maniera regolare. Sempre lì, a Gissi, con quelle modalità già rodate dai recenti incontri, cioè con gli operatori al seguito, con tutte le precauzioni del caso, in un ambiente neutro, con anche la concessione di quelle (benedette) videochiamate che al giorno d’oggi fanno la differenza.







