Il Roland Garros ha visto diversi azzurri fermarsi: dalla sconfitta di Jannik Sinner al ritiro di Matteo Berrettini

Occhi arrossati, volto segnato dalla stanchezza e una voce appena percettibile. Matteo Arnaldi si presenta così dopo il ritiro che gli ha negato la partita più importante della sua carriera. Oggi Repubblica raccoglie i suoi pensieri, in un’intervista. Per chi lo conosce, il ligure è uno che non molla mai: un combattente, un atleta abituato alla fatica. «Fisicamente stavo bene fino a giovedì sera», ha raccontato il tennista che era in gara al Roland Garros. Poi un virus intestinale lo ha messo ko.

Solo poche settimane fa Arnaldi sembrava essersi lasciato alle spalle il lungo calvario iniziato a gennaio con un grave infortunio al piede. Per mesi aveva convissuto con il dolore, arrivando inizialmente a non riuscire nemmeno a camminare. Sei mesi difficili, affrontati senza arrendersi. Poi la svolta: dodici vittorie e una sola sconfitta in poco più di un mese, oltre cento posizioni recuperate nel ranking ATP e la conquista della prima semifinale Slam della carriera. E la nuova caduta, dopo una giornata era trascorsa regolarmente: quasi due ore di allenamento e poi la cena, salutare, con il team.