E’ passata una settimana dalla presa di coscienza della separazione ormai in pectore tra la Carrarese ed Antonio Calabro ma della tanto conclamata rescisione consensuale, attesa con trepidazione, non vi è ancora stata traccia. Un ritardo che fa pensare perché trattandosi di un addio in ogni caso concordato, anche se voluto dal tecnico, non dovrebbe richiedere nessun tipo di accordo economico e quindi risultare relativamente rapido. Alla base di questo indugio potrebbe esserci la volontà della società apuana di liberare Calabro soltanto una volta individuato il prescelto per la sua sostituzione in modo da iniziare immediatamente il nuovo corso senza dare adito nell’ambiente azzurro di altri rimugini. Di sicuro la scelta a cui si trova di fronte l’entourage azzurro, ed il presidente Manrico Gemignani in particolare, non è semplice. Al patron erano bastati pochi giorni, un blitz a Roma, per rimpiazzare l’esonerato Dal Canto con Calabro nel precedente switch in panchina. Stavolta la situazione è molto più delicata. C’è in Serie B, in una categoria davvero importante. C’è un patrimonio da non disperdere assolutamente. La sensazione è che fin qui nessuno abbia veramente scaldato il cuore, che nessuno degli allenatori incontrati abbia convinto al cento per cento in maniera tale da accettare di buon grado qualche condizione posta tra le righe. La cosa che rimane certa è che il silenzio societario di questi giorni non ha cambiato lo scenario. Calabro è ormai lontano, lontanissimo da Carrara. La sua scelta è maturata prima di avere offerte davvero concrete ma in questi giorni con l’uscita dell’indiscrezione sulla sua dipartita il telefono del suo agente ha iniziato a squillare a tutto spiano. Il Padova ha fretta di scritturarlo per evitare inserimenti di piazze più blasonate che potrebbero insidiarlo.