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Un anno fa di questi tempi il Catanzaro stava cercando un allenatore. Proprio com’era successo dodici mesi prima e come sta accadendo adesso. Il prossimo tecnico sarà il quarto in quattro stagioni, perché Alberto Aquilani ha virtualmente in mano le chiavi del “Mapei” e la panchina del Sassuolo. Il presidente Floriano Noto attende solo la telefonata per fissare l’ultimo incontro e procedere alla risoluzione del contratto con il quarantunenne romano: l’intesa per lasciarlo andare in caso di un accordo con un club di Serie A c’era già, quindi non si verificheranno le fibrillazioni del 2024, quando Vivarini aveva parlato con un po’ di squadre, sia di A che di B, senza il permesso della proprietà (era sotto contratto anche lui): alla fine aveva scelto di rompere («Non coincidono i programmi», la sua motivazione) per poi trovare posto solo a Frosinone e all’ultimo momento utile, a fine giugno. C

ambiare allenatore ogni stagione non è teoricamente il massimo, ma se il Catanzaro è riuscito sempre a migliorare, o comunque a non peggiorare, vuol dire che l’ambiente è un valore aggiunto e che la società ha sempre scelto gli uomini giusti. Il gruppo, formato da giocatori straordinari (Iemmello, Pontisso, Brighenti reduci della C, Petriccione e Antonini dal primo anno di B) ha fatto il resto. Caserta aveva raccolto la pesantissima eredità di Vivarini confermando una semifinale playoff, Aquilani si è rivelato perfetto per riprendere un discorso tecnico di un certo tipo e ha avuto il coraggio di far sbocciare i giovani (comunque fortissimi), crescendo molto anche lui stesso. Il suo calcio fraseggiato e verticale è stato un piacere per gli occhi dopo il primo periodo di difficoltà e, soprattutto, ha portato i giallorossi al punto più vicino alla Serie A in 43 anni.