CONEGLIANO (TREVISO) - La Procura ha chiesto una condanna a sette anni di reclusione per violenza sessuale aggravata. Ma i giudici hanno rinviato la pronuncia della sentenza disponendo un'integrazione istruttoria. Hanno cioè ritenuto di aver bisogno di ulteriori elementi per decidere. E così alla prossima udienza ascolteranno, in qualità di testimone, la psicologa da cui era in cura la vittima. Sono i risvolti emersi nel corso dell'ultima udienza del processo che vede alla sbarra un 25enne di un comune del Coneglianese (21enne all'epoca dei fatti, difeso dall'avvocato Alessandra Nava) accusato da una ragazza, all'epoca dei fatti 17enne, con cui abitualmente faceva sesso, di averla violentata. O meglio, di non essersi fermato quando lei ha detto "no".
La vicenda I fatti risalgono al 19 giugno 2022. La vittima, che non si è costituita parte civile, nel corso della testimonianza che aveva reso a porte chiuse davanti ai giudici, dietro un paravento, aveva raccontato che quel giorno si era appartata con il 25enne, com'erano soliti fare da qualche mese, per consumare un rapporto sessuale. Erano in un boschetto, lontano da occhi indiscreti. Nel capo d'imputazione si legge che però, a un certo punto, il 25enne l'avrebbe girata tenendola per le braccia per consumare un rapporto anale. «La parte offesa si era opposta prima verbalmente e poi tentando invano di allontanarlo da sè» scrive il pubblico ministero nella richiesta di rinvio a giudizio, poi confermata dal gup. Per il 25enne, però, quel rapporto era consensuale. L'imputato, sentito giovedì in aula, ha confermato che quel giorno c'era stato un tentativo di rapporto sessuale diverso dal solito ma ha sostenuto anche di essersi fermato dopo il rifiuto di lei. Nella sua arringa difensiva l'avvocato Nava ha quindi messo in discussione l'attendibilità di quanto denunciato e ha sostenuto che nel caso di specie si configuri una desistenza volontaria, ossia quando un soggetto interrompe volontariamente l'azione criminosa prima che l'evento si compia. Fattispecie che esclude la punibilità per il reato contestato. Di parere diverso il pubblico ministero titolare del fascicolo, che, ritenendo il ragazzo responsabile di quanto contestato, ha chiesto per lui una condanna a sette anni. Il collegio dei giudici non si è però ancora pronunciato sul verdetto e ha anzi rinviato il processo disponendo l'acquisizione di nuova documentazione e soprattutto la citazione a testimoniare della psicologa che aveva in cura la ragazza per alcuni delicati problemi di cui soffriva già prima dei fatti contestati. Psicologa che, secondo quanto riferito dalla stessa vittima nella testimonianza resa in aula, l'aveva spinta a presentare denuncia dopo che lei, in un primo momento, non lo aveva fatto. Tutto, insomma, si gioca attorno a una parola: consenso. Spetterà ai giudici capire se il consenso o il dissenso fosse stato effettivamente esplicitato e compreso. Se il limite tra rapporto sessuale e violenza sessuale sia stato oltrepassato. La sentenza è attesa per il 9 luglio.










