Guardare al passato per costruire il futuro della viticoltura maremmana. È questa la sfida lanciata da "ArcheoVino: alle radici del Sangiovese" che ha richiamato a Scansano studiosi, operatori del settore, studenti e cittadini per approfondire il legame tra archeologia, paesaggio e cultura del vino. L’iniziativa, inserita nel programma delle celebrazioni per i 25 anni del Museo archeologico della vite e del vino, ha trasformato il museo, il sito archeologico di Ghiaccio Forte e il vigneto sperimentale in un laboratorio diffuso dedicato alla storia della viticoltura locale e alle prospettive future del territorio. Un progetto che parte dalla ricerca scientifica ma che punta a coinvolgere sempre più la comunità locale e il comparto produttivo. Il bilancio della manifestazione è positivo, sia per la partecipazione registrata sia per il livello degli interventi e dei contributi emersi durante gli incontri. Al centro dell’attenzione c’è stato il percorso di studio avviato ormai oltre vent’anni fa sulle popolazioni di vite selvatica presenti nella Valle dell’Albegna e nelle aree limitrofe ai principali siti archeologici del territorio scansanese. Una ricerca nata con l’obiettivo di verificare se queste varietà conservassero tracce genetiche riconducibili alle antiche pratiche vitivinicole etrusche e romane e che nel tempo si è trasformata in un progetto di conservazione e valorizzazione del patrimonio agricolo e culturale locale. "Siamo soddisfatti per la riuscita dell’evento – commenta la sindaca Maria Bice Ginesi – che ha visto un’ampia partecipazione e il prezioso contributo di studiosi, esperti e operatori del settore. Questa esperienza ci conferma che la strada intrapresa è quella giusta: mettere in relazione ricerca scientifica, valorizzazione territoriale, produzioni locali e promozione culturale e turistica". Un approccio che guarda al vino non soltanto come prodotto economico, ma come elemento identitario capace di raccontare la storia di un territorio e delle comunità che lo abitano. In questo senso, ArcheoVino rappresenta anche un’occasione per rafforzare il legame tra il Morellino di Scansano e le sue radici più profonde, valorizzando una tradizione che affonda le proprie origini in epoche molto più antiche rispetto alla moderna produzione vitivinicola. Tra i protagonisti della manifestazione anche gli studenti dell’Isis "Leopoldo II di Lorena", coinvolti in attività formative che hanno permesso loro di conoscere da vicino il patrimonio storico, archeologico e produttivo del territorio. "Siamo particolarmente soddisfatti del loro coinvolgimento – sottolinea l’assessore alla Cultura Irene Terzaroli – perché hanno potuto vivere un’esperienza diversa dal consueto percorso scolastico, entrando in contatto diretto con la storia e le eccellenze locali. Inoltre, siamo felici che, dopo una fase di rallentamento, questo progetto abbia ripreso slancio grazie al contributo di tutti coloro che negli anni hanno creduto nella sua realizzazione". La due giorni che si è conclusa da poco rappresenta però soltanto un punto di partenza. Come spiega la direttrice del Museo archeologico della vite e del vino, Sara Bruni, l’obiettivo è ora quello di costruire un dialogo stabile con il territorio. La novità sarà quella di portare il "museo fuori dal museo", organizzando iniziative e appuntamenti nei luoghi della vita quotidiana e nelle realtà produttive del territorio.