HomeAnconaCronacaTraffico illecito di rifiuti: condanne e aree da ripulireIn quattro patteggiano la pena e la Inerti Esino dovrà versare un milione di euro al Comune di Arcevia oltre a sistemare la cava San GiovanniI controlli dei carabinieriRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciSmaltimento di rifiuti pericolosi in cave dismesse, dopo i rinvii a giudizio decisi a luglio 2024 per dieci imputati (uno è l’ex sindaco di Arcevia Andrea Bomprezzi) e tre assoluzioni, il filone d’inchiesta "Fango&cash" dei carabinieri forestali si chiude con 6 patteggiamenti decisi davanti alla giudice Ludovica Monachesi. Pene concordate ma un conto ambientale da milioni di euro per ripulire i siti dalle terre sporche. Al centro dell’inchiesta coordinata dalla Procura distrettuale antimafia (pm Paolo Gubinelli) era finita la Inerti Esino Srl di Castelbellino e il suo giro di rifiuti tra il 2013 e il 2019. L’accusa: traffico illecito di rifiuti aggravato per un profitto che avrebbe superato i 6 milioni di euro. Al posto di portare terra da scavo e detriti negli impianti autorizzati i rifiuti avrebbero viaggiato con documenti falsi, codici cambiati e destinazioni fittizie scritte solo sulla carta. Per la Procura tutto finiva in cave non autorizzate ad Arcevia e Fabriano, in terreni agricoli a Chiaravalle e Camerata Picena e in altri siti senza nulla osta. Contestati i reati di falso in registro di carico e scarico e nei formulari di trasporto, per far sparire i viaggi e far risultare i rifiuti ricevuti a Castelbellino, e il reato di inquinamento ambientale perché nei terreni di Arcevia venivano interrati rifiuti terrosi e organici con idrocarburi e fermentazione fuori norma, con rischio per falde e laghi di cava.