Decreto Lavoro, sindacati a gamba tesa sul governo per la definizione dei contratti

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Gli industriali under 40 chiedono uno sforzo al sistema-Paese per non lasciare che i giovani restino «in panchina». Dal palco di Rapallo, occasione di confronto con i leader politici, la presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, Maria Anghileri, ha descritto una generazione «arrabbiata, bloccata», che rischia di essere progressivamente espulsa dal sistema produttivo. «Serve restituire ai giovani la fiducia nella prospettiva del proprio futuro», ha affermato, richiamando la necessità di ricostruire una «promessa di futuro» che «in Italia si è incrinata». Il messaggio è diretto alla politica, chiamata a «un impegno concreto» per rilanciare la crescita.La proposta è quella di un «salario competitivo per i giovani» under 35, con un meccanismo di esenzione Irpef decrescente su cinque anni, fino a 50mila euro di reddito: dal 100% nel primo anno al 20% nel quinto. Secondo Anghileri, potrebbe arrivare a valere «fino a mille euro in più al mese nel primo anno di lavoro». Con il decreto Lavoro, ha detto la giovane leader, «è stato fatto un passo avantiimportante scegliendo la strada del salario giusto», ma ora serve «il passo definitivo, per questo le maggiori organizzazioni sindacali e datoriali devono assumersi la responsabilità di fare un accordo sulla rappresentanza che tolga ogni dubbio su chi siano i soggetti più rappresentativi e quali i contratti collettivi da usare come standard».Proprio su questo tema a Roma si è riacceso il confronto sul dl. In particolare, sull'emendamento dei relatori che interviene sulla definizione del Trattamento economico complessivo (Tec). Il nodo è tecnico ma dalle conseguenze politiche evidenti: nel Tec vengono ricompresi non solo paga base e mensilità aggiuntive, ma anche indennità e welfare contrattuale, mentre ai fini degli incentivi vengono ammessi anche contratti «equivalenti» rispetto a quelli sottoscritti dalle sigle maggiormente rappresentative. Cgil, Cisl e Uil parlano di un intervento che rischia di alterare gli equilibri della contrattazione collettiva. Per la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarolal'intervento potrebbe essere potenzialmente «inefficace», mentre la Uil ha invitato a lasciare la materia alle partisociali. Una lettura che il fronte politico di maggioranza respinge, rivendicando la necessità di rendere più chiari i criteri di accesso agli incentivi e di evitare zone grigie interpretative nel sistema dei contratti. D'altronde, se le libere intese finora avessero funzionato, non ci sarebbe stato bisogno di un intervento legislativo.