Leggo e rileggo la vicenda della sindaca di San Severo (Foggia), Lidya Colangelo, alla guida di una giunta di centrodestra, che dopo due anni decade dal suo incarico per via del fatto che tredici consiglieri hanno presentato le loro dimissioni dal notaio. Era successo anni fa anche a Roma al sindaco Ignazio Marino: la congiura del notaio riguardò allora consiglieri di centrosinistra e opposizione era una resa dei conti tutta politica. In questo caso però c’è un sinistro antefatto, ed è la denuncia che la sindaca Colangelo ha fatto pochi giorni fa pubblicamente, in consiglio comunale: sono vittima di ricatti sessuali. “Mi sono fidata di consiglieri sbagliati che hanno messo in discussione la mia dignità personale con richieste che nulla hanno a che vedere con la politica, ma con la mia sfera femminile e sessuale”. Poi un riferimento diretto all’assessore alle Opere pubbliche, che curiosamente si chiama Marino: “L’ultima volta che ha parlato con me ha chiuso la porta e tolto le chiavi della mia stanza. Un tentativo di sequestro”. Accuse contro accuse, minacce di querele, l’assessore Marino che spiega di aver chiuso la porta solo “per garantire riservatezza”. Ma c’entra, l’assessore, con i ricatti sessuali di cui parla la ormai ex sindaca o sono episodi distinti? Non è chiaro dalle cronache, neppure dalle più dettagliate. “Ho deciso di azzerare la giunta ma di non dimettermi. Fermare tutto sarebbe irresponsabile”, aveva detto Colangelo quel giorno. “Tutto” inteso come i fondi del Pnrr, i progetti, le opere. Fatto è che dopo pochi giorni il commissariamento del Comune si rende comunque inevitabile: dimissioni collettive dal notaio. È una strana storia, riguarda una sindaca quarantenne e sempre vien da chiedersi se essere una giovane donna di bell’aspetto sia una variabile da tenere in conto, nell’aspra battaglia politica ordinaria. Certo Ignazio Marino non lo era. Il dubbio resta, comunque.
Il ricatto sessuale e le dimissioni
Il notaio la maggioranza San Severo ricorda Roma








