Eventi Superato il quarto di secolo Primavera dei Teatri torna con la 26esima edizione

Superato il quarto di secolo, Primavera dei Teatri torna con caparbia determinazione a imporsi nel panorama dei festival estivi con la sua attenzione alle novità produttive e alla creatività contemporanea, anche fornendo spazi di residenza artistica a lavori in divenire. Diretta da Saverio La Ruina e Dario De Luca, anime di Scena Verticale, questa 26ª edizione ha compattato in sei giornate un articolato programma di spettacoli, incontri, concerti, a cominciare dal mattino con i libri per arrivare fino a notte fonda con la musica. Un luogo di accoglienza e di incontro per raccontare le urgenze del nostro presente in una Calabria che resiste e si oppone all’abbandono e alla disumanizzazione che porta alla terribile strage di braccianti consumatasi proprio a pochi chilometri da Castrovillari.

DEDICATO alla memoria di Giancarlo Cauteruccio, Goffredo Fofi e Laura Palmieri, il festival ha programmato i debutti dei nuovi spettacoli di Roberto Rustioni, Mario Perrotta, Quotidianacom e, tra gli altri, dello stesso Dario De Luca, che con Le tre cicoriane completa la trilogia dedicata alle favole calabresi, avviata nel 2019 con Re Pipuzzu e seguita da Santu Martinu. Anche questa terza impostata sulla stretta interrelazione tra la parola dialettale e la musica di Gianfranco De Franco, con una ricerca lessicale che approda a una nuova lingua teatrale «inventata» dall’attore-autore, il quale si prende la licenza di riscrivere il finale in chiave femminista. Sul fronte del tributo al femminismo italiano, la fine dicitrice Fiorenza Menni con Ateliersì confeziona Armande sono io!, spettacolo denso di contenuti e militante, dedicato alla ricerca di Carla Lonzi su Le preziose ridicole e Le intellettuali di Molière. In forma monologante a due voci (Luce Sant’Ambrogio legge alcuni brani) Menni dà vita a minuziose partiture gestuali compenetrate in raffinate proiezioni, per restituisce quel movimento secentes. E donna ribelle è Cecilia Foti con La questione dell’imbuto in residenza a Primavera, un’autocoscienza con la sua compagna di malattia di denuncia contro l’approccio alla cura che, invece di guarire, ammala. Una chicca si è rivelato il duetto Sasà Calabrese alla tastiera e Domenico Dara con i suoi testi, per celebrare l’inaspettato binomio Pavese&Tenco, legati non solo dalla medesima scelta di porre fine alla propria vita.