Marianella Bargilli in "Tito Andronico" (Ufficio Stampa Estate Teatrale Veronese)
La cristalleria ha spalancato le porte all’elefante? Da pochi mesi l’Estate Teatrale Veronese, il festival che dal 1948 ha visto alternarsi al Teatro Romano i più grandi nomi della scena internazionale nella prima rassegna shakespeariana d’Italia, ha cambiato il suo direttore artistico. Dopo il “regno” di Gianpaolo Savorelli (responsabile dal 1974 al 2019) e il successivo mandato di Carlo Mangolini, al vertice del Festival è stato nominato da ottobre Fabrizio Arcuri, regista di grande esperienza, ma anche uomo di teatro tra i più impegnati nella valorizzazione dei testi contemporanei e delle nuove drammaturgie italiane e straniere. Inevitabile chiedergli, alla vigilia del suo debutto (la nuova edizione inizia il 25 giugno) come concilierà la sua storia professionale con quella di uno dei templi nazionali delle messinscene di Shakespeare e, in generale, dei grandi classici della tradizione.
Partiamo da Stefano Massini, che porta in scena un Giulietta e Romeo in the war in cui i due innamorati diventano il simbolo del contrasto tra l’amore e le atrocità dei conflitti in diverse epoche. Non c’è il rischio che Shakespeare si riduca a pretesto, semplice cornice per raccontare tutt’altro?






