Tivat Per Bruxelles il vertice deve rilanciare l’allargamento ai Balcani occidentali, dossier tornato strategico dopo anni di stallo, complementare - se non talvolta concorrente - con l’adesione di Kiev

Assente Giorgia Meloni, a Tivat, in Montenegro, ci sono Ursula von der Leyen, António Costa, Emmanuel Macron, Friedrich Merz e i leader di quasi tutto il continente. Per Bruxelles è il vertice che deve rilanciare l’allargamento ai Balcani occidentali, dossier tornato strategico dopo anni di stallo, complementare – se non talvolta concorrente – con l’adesione di Kiev.

CON QUESTO SUMMIT l’Ue ha soprattutto cercato di dare un segnale politico ai sei Paesi dei Balcani occidentali: Montenegro, Albania, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Kosovo e Macedonia del Nord. Tra questi, il Montenegro viene ormai considerato il candidato più vicino all’adesione. Il presidente Jakov Milatovic punta apertamente al 2028 per fare del Paese il 28esimo stato membro. A breve distanza l’Albania, che accelera nei negoziati e gode del sostegno di diverse capitali europee (anche se il premier Rama non risparmia una battuta sull’imprevedibilità di Bruxelles).

Più complessa la situazione degli altri candidati. Il Kosovo continua a essere frenato dalle tensioni con Belgrado e dal mancato riconoscimento da parte di cinque Stati Ue per ragioni legate a separatismi interni o dispute territoriali: Spagna, Slovacchia, Romania, Grecia e Cipro. La presidente kosovara ad interim Albulena Haxhiu ha invocato un «trattamento equo e paritario» da parte di Bruxelles, sostenendo che Pristina merita un’accelerazione nei negoziati di adesione. La Serbia, centrale negli equilibri regionali, viene guardata dall’Ue con crescente diffidenza. Pesano il mancato allineamento del presidente Aleksandar Vucic sulle sanzioni a Mosca e il suo stretto rapporto con il Cremlino.