“Rammaricata” Giorgia Meloni ha di fatto disertato ieri il vertice Ue di Tivat in Montenegro sull’allargamento ai Balcani occidentali: dopo la festa dell'Arma si sarebbe attardata a Reggio Calabria “per la presentazione di un francobollo”.
Giorgia Meloni “rammaricata” ha di fatto disertato ieri il vertice Ue di Tivat in Montenegro sull’allargamento ai Balcani occidentali: dopo la festa dell’Arma si sarebbe attardata in Prefettura a Reggio Calabria “per la presentazione di un francobollo”.
Eppure il vertice di Tivat era considerato “decisivo” da Palazzo Chigi. Presenti il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e l’Alta rappresentante Kaja Kallas, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, insieme a tutti i leader balcanici. L’assenza della presidente del Consiglio si è dunque più che notata. Ma che volete che sia. In fondo bisognava decidere il più che sensibile ordine d’ingresso, sempre rimandato, dei restanti paesi balcanici nell’Ue della quale fanno parte soltanto Slovenia e Croazia ma non ancora Serbia, Bosnia Erzegovina, Macedonia del Nord, Kosovo e Montenegro. Paesi che erano parte costitutiva dell’ex Federazione jugoslava che con i nazionalismi interni abbiamo contribuito a devastare come Unione europea nascente con la Nato in un decennio di guerre intestine; e c’è pure l’Albania ormai sodale e subalterna spalla dell’Italia a cominciare dalla contenzione dei migranti. Paesi da 25 anni in lista d’attesa spesso drammatica di fronte a crisi interne mai sopite.











