«L’omicidio di Paolo Giaccone, il mio mentore, ebbe una vasta risonanza mediatica – ricorda il professore Paolo Procaccianti – Furono numerosi gli articoli pubblicati sui quotidiani nazionali e regionali. Eppure, in contrasto con il clamore mediatico, ricordo con rabbia e amarezza la reazione blanda dell’università di Palermo e della facoltà di Medicina. Più che indignazione o ribellione davanti a un omicidio così clamoroso di stampo mafioso, l’atmosfera che si percepiva era quella di un’inquietante rassegnazione».
Quarantaquattro anni dopo è ancora una ferita aperta la storia di Paolo Giaccone, il coraggioso medico legale palermitano che si rifiutò di rivedere la perizia che attribuiva al boss Giuseppe Marchese la traccia d’impronta ritrovata sull’auto utilizzata dai killer della strage di Bagheria. Non conosciamo ancora il nome dell’avvocato che lo chiamò, qualche tempo prima, per sollecitare quella modifica. La giornalista Tiziana Lenzo torna adesso a indagare con un libro sulla straordinaria vicenda umana e professionale di un professionista a lungo dimenticato. “Paolo Giaccone. Storia, eredità scientifica e morale tra interviste e ricordi”, si intitola il volume pubblicato dalle Edizioni Torri del Vento.







