Genova - “Una volta questo era uno stabilimento di prestigio, con cabine eleganti e richiestissime dalle famiglie. Vederlo oggi ridotto, per dirla alla genovese, a un rumentaio, fa davvero male”. Le parole di Franco, 80 anni, genovese, un passato da commerciante, tradiscono amarezza e un pizzico di nostalgia. Negli anni Settanta ha lavorato come bagnino proprio ai Capo Marina, all’epoca uno degli stabilimenti balneari più frequentati, un gioiello del litorale genovese. Oggi, osservando i cancelli chiusi da un lucchetto, la spiaggia inaccessibile e i resti fatiscenti del locale distrutto da un incendio nel 2021, Franco stenta a riconoscere quel luogo che per anni è stato punto di riferimento dell’estate genovese. Un luogo che lui conosce molto bene, compresi alcuni passaggi secondari che consentirebbero comunque di raggiungere l’arenile, nonostante il divieto. “Tutte le volte che posso vengo qui perché questo posto per me è casa. Ma vederlo in questo stato è un colpo al cuore”. A poco più di un mese dall’avvio della stagione balneare, la spiaggia, inaugurata tre anni fa dal Comune dopo la chiusura dei bagni privati e presentata come libera e inclusiva, è ad oggi inaccessibile a genovesi e non. “Quando riaprirà?”, si chiedono i passanti, fermandosi davanti al cancello su cui è affisso un cartello ormai scolorito dal sole e dalle intemperie, con indicati gli orari di apertura e chiusura. Per qualcun altro la tentazione di trascorrere qualche ora al mare, senza dover pagare lettino e ombrellone, è talmente forte da scavalcare lungo la cancellata bassa che si affaccia lungo le scale andando in barba al divieto.
Ex Capo Marina, degrado e promesse. L’amarezza di Franco, ex bagnino: “Vedere la spiaggia ridotta così è un colpo al cuore”
A poco più di un mese dall’avvio della stagione balneare, la spiaggia libera di corso Italia è ancora chiusa. Il Comune assicura la riapertura entro metà giugn…













