Gli acquisti pubblici valgono circa 309,7 miliardi di euro l’anno, ma solo 98,9 miliardi risultano oggi coperti dal Green public procurement. Poco meno di un terzo della spesa pubblica, dunque, viene orientata attraverso criteri ambientali, nonostante dal 2016 per la pubblica amministrazione sia obbligatorio includere i Criteri ambientali minimi negli appalti.
È il quadro emerso dal IX Rapporto dell’Osservatorio appalti verdi di Legambiente e Fondazione Ecosistemi, presentato a Roma durante la seconda e ultima giornata del XX Forum Compraverde Buygreen, in corso a Palazzo Wegil. L’indagine mostra che l’Italia dispone già di uno strumento molto potente per orientare il mercato verso sostenibilità, innovazione e trasparenza, ma continua a usarlo solo in parte.
Il rapporto ha analizzato 847 bandi emessi nel 2025 da 122 stazioni appaltanti pubbliche, tra cui 13 centrali di committenza regionali, 83 enti gestori di aree protette e 26 Asl. In 191 gare, pari al 22,6% del totale, i Criteri ambientali minimi non sono stati applicati. In pratica, oltre un bando su cinque continua a non rispettare pienamente un obbligo normativo ormai in vigore da quasi dieci anni.
Tra i Cam più disattesi spicca quello relativo a calzature da lavoro e accessori in pelle, non applicato in 24 delle 51 gare in cui avrebbe dovuto essere previsto, con un tasso di mancata applicazione del 47%. Il dato è rilevante anche perché questo criterio è in vigore dal 2018 e dovrebbe quindi rappresentare uno standard consolidato. Segue il Cam dedicato agli eventi culturali, assente in 22 gare su 55, pari al 40%: in questo caso pesa anche la più recente introduzione del criterio, che ne rende ancora incompleta la diffusione.








