A Reggio Calabria, si sa, lo Stretto non è mai solo geografia. È simbolo, suggestione, promessa politica e, quando serve, anche scenografia perfetta per i retroscena romani. Così è bastata una foto scattata in un ristorante del centro, con Paolo Zangrillo, Roberto Occhiuto e Francesco “Ciccio” Cannizzaro seduti allo stesso tavolo, per trasformare un pranzo politico-istituzionale in una puntata calabrese di House of Cards alla ’nduja. A mettere il pepe, anzi il peperoncino, ci ha pensato Dagospia, che ha ribattezzato la scena come una sorta di “patto dello Stretto”, con l’aggiunta velenosa dello “strutto”: formula perfetta per insinuare, alludere, punzecchiare e soprattutto fare ciò che Dagospia sa fare meglio, cioè mettere zizzania con il sorriso storto.

Il contesto, del resto, è ghiotto. Reggio Calabria è oggi il centro della scena nazionale per la Festa dell’Arma dei Carabinieri, celebrata sul lungomare Falcomatà alla presenza della premier Giorgia Meloni, di ministri e delle massime autorità dello Stato. In città, quindi, non c’è soltanto la Calabria istituzionale. C’è Roma. C’è il governo. C’è il centrodestra in passerella. E c’è Forza Italia, con le sue geometrie interne, sempre più calabresi e sempre meno silenziose.