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Andrea Cherchi

La testimonianza e il ricordo di quando passò per caso nel 2017 in Galleria Vittorio Emanuele e immortalò il restauro dell'epoca. Ora ha fatto lo stesso e a lavoro completato «una signora giapponese è la prima a fare il balletto»

Un pomeriggio come tanti del 2017. Ricordo quel momento come fosse ieri. Passo dalla Galleria, macchina fotografica al collo, vedo un ragazzo che sta pulendo un mosaico. Il mosaico del Toro della Galleria. Ha appena finito il lavoro. Deve solo togliere la piccola recinzione intorno al lui e allora, vado a prendere un caffè all’angolo in attesa che il toro sia pronto per il mio scatto. Quando torno, il ragazzo e la recinzione non ci sono più. C’è solo il toro. Lo immortalo e mando la foto al mio papà che mi ripete ancora una volta che quella tradizione dei balletti sulle parti basse del toro è un’invenzione divulgata da guide per turisti stranieri. La tradizione, mi dice, tramandata da generazioni di milanesi, è quella di fare un leggero giro sugli attributi il primo o l’ultimo giorno dell’anno.

Maggio 2026. Una mattina come tante. Passo dalla Galleria, macchina fotografica al collo, vedo un uomo che scalpella un mosaico. Il mosaico del Toro della Galleria. L’uomo è sempre lui. Quello che nove anni fa era un ragazzo. È sempre gentilissimo. «Per sabato è finito» mi dice. Torno sabato. Il toro è coperto. È apparso per pochi minuti, ma non ha convinto nessuno e giù polemiche e proclami da leoni da tastiera. Il più elegante dei commenti è: «Non è più un toro. E’ un bue!» I turisti delusi nel vedere il toro coperto e recintato si riversano sulla vicina lupa e girano su di lei. Bisogna per forza portare a casa i tre giri. Il lavoro del toro non è finito, va ultimato, fonti non ufficiali dicono. Sul toro coperto qualcuno lancia delle monetine. E poi arriva il 5 giugno e il toro ultimato riappare. Tolta la recinzione, i turisti lo assalgono. Una signora giapponese è la prima a fare il balletto del dopo restauro. Chiedo loro di fare una pausa. Mi guardano un pò infastiditi, ma mi concedono di fare una piccola ripresa e una foto. Non c’è più il mio papà per mandargli lo scatto. Chissà come si diverte da lassù. Qualcuno non sarà soddisfatto neppure ora, ma il lavoro è ben fatto e il mosaico così come lo vediamo oggi è fedele al disegno originale. Sì lo so che turisti e tiktokers vorrebbero che gli attributi del toro fossero grandi quanto la galleria per fare video e reels magici, ma, suvvia, l’arte è altra cosa.