di
Giullana Ferraino
Senza un blocco aggiuntivo di 34,6 milioni di voti riconducibili al sistema statale cinese, il socio di maggioranza non avrebbe vinto la sfida per il controllo del cda. Picotti (Osservatorio Golden Power): «L'assemblea può essere il trigger per un intervento del governo»
Tra gli azionisti «segreti» di Ferretti, rimasti sotto il radar di Consob, che hanno fatto vincere Weichai nella battaglia sulla governance del gruppo degli yacht di lusso, spunta con una quota dell’1,99% anche la Bank of China, una delle quattro grandi banche statali cinesi, controllata tramite Central Huijin, veicolo del ministero delle Finanze di Pechino. La sfida tra le due fazioni contrapposte, quella cinese e i «rivali» italiani (e occidentali), ha portato alla nomina del primo amministratore delegato non italiano al timone del gruppo, Stassi Anastassov, cresciuto in Bulgaria ma dalla doppia nazionalità svedese e svizzera, al posto di Alberto Galassi, che era alla guida da 12 anni.
Il peso dei piccoli azionisti cinesiLa partecipazione della Bank of China è una delle sorprese contenute nel verbale dell'assemblea degli azionisti di Ferretti del 14 maggio, un documento di 46 pagine che rivela chi ha fatto vincere i cinesi nella sfida per il controllo del consiglio. Una battaglia in cui si è schierata, dalla parte opposta, anche Banca d'Italia — con una quota dell'1,38% — insieme a fondi americani, investitori del Golfo e l’imprenditore italiano della Brembo Alberto Bombassei.






