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Da Nomura a Verto Capital, ecco i soggetti che hanno conferito le azioni all’offerta di Piazza Gae Aulenti. La ceo di Commerzbank chiede chiarimenti alla vigilanza tedesca e rilancia: dialogo possibile, ma non alle condizioni attuali
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Commerzbank torna a contestare l’Ops di Unicredit e chiama in causa la Bafin, l’autorità tedesca di vigilanza finanziaria. Ma, insieme alle critiche sui numeri delle adesioni all’offerta lanciata dalla banca guidata da Andrea Orcel, da Francoforte arriva anche un segnale che finora era rimasto sullo sfondo: la disponibilità a discutere un’operazione concordata. “Abbiamo sempre affermato di essere disponibili al dialogo e questo non è mai cambiato”, ha detto la ceo Bettina Orlopp (nella foto) intervenendo a Zurigo alla Goldman Sachs Global Banking & Markets. E ancora: “Se il management sarà convinto che un accordo amichevole sarà la cosa migliore per la società, lo faremo”. Il messaggio, tuttavia, è accompagnato da condizioni molto precise.
L’ultimo fronte della battaglia riguarda le adesioni all’offerta pubblica di scambio avviata da Unicredit il 5 maggio. Secondo i dati comunicati dalla banca italiana, le adesioni all’Ops hanno raggiunto il 7,58% del capitale di Commerzbank. Sommate al 26,77% già detenuto direttamente e al 3,22% rappresentato da strumenti finanziari con regolamento fisico in azioni, portano la partecipazione riconducibile alla banca italiana tra il 34,35% e il 37,57% del capitale. Per Piazza Gae Aulenti si tratta del raggiungimento dell’obiettivo fissato all’avvio dell’offerta: superare la soglia del 30%. Ma proprio su questo dato si concentra la controffensiva di Francoforte.












