La premier Giorgia Meloni ha firmato gli ultimi sei Accordi per la Coesione con i ministeri, su proposta del ministro Tommaso Foti. Valgono circa 1,7 miliardi di investimenti attivati, le risorse complessivamente mobilitate ma ancora non spese, e si aggiungono ai 21 Accordi con le Regioni e ai primi sette con i ministeri dello scorso ottobre. Con questi, ha spiegato la presidente del Consiglio, si chiude “il percorso avviato all'inizio della legislatura”: 34 intese che valgono “oltre 50 miliardi di euro”, devolute allo scopo di “ridurre i divari territoriali e rendere l'Italia più forte, coesa e competitiva”. Un passo decisivo proprio nei giorni in cui si discute l’opportunità di spostare in parte i soldi dalla cassa Coesione per l’emergenza del caro-energia.
Roma, Bruxelles e la crisi energetica
La questione si è aperta a fine maggio, quando la premier italiana ha scritto alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen chiedendo di estendere all'energia la deroga al Patto di stabilità già concessa per la difesa. La risposta, parziale, è arrivata il 29 maggio dal vicepresidente della Commissione Raffaele Fitto: non la deroga fiscale vera e propria chiesta da Roma, ma l'invito ai ventisette a riprogrammare i fondi di coesione esistenti – Fondo di coesione, Fesr e Just Transition Fund – verso interventi energetici. Il precedente, ha ricordato, è la revisione intermedia della politica di coesione, che ha già riallocato 34,6 miliardi su competitività, difesa, edilizia, acqua ed energia, di cui circa sette destinati all'Italia.















