| 5 Giugno 2026 15:03 |
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(Adnkronos) – “Un incomprensibile accanimento terapeutico-finanziario che, in nome di un risparmio irrisorio, nega il diritto alla vista e confina i pazienti maculopatici in un binario unico”. È la denuncia del Comitato Macula, la prima associazione italiana creata da pazienti e medici per la tutela dei malati di maculopatia, che – con una nota – “accende i riflettori su una strategia di gestione della spesa farmaceutica ospedaliera definita lontana dalla realtà e lesiva dei diritti costituzionali del cittadino”. “Nel caso specifico delle terapie intravitreali anti-Vegf per le patologie retiniche – sottolineano gli esperti del Comitato Macula nella nota – le direttive regionali stanno imponendo il monopolio dei farmaci biosimilari, quindi di prima generazione ed ormai superati, nel canale pubblico per ragioni di puro bilancio”.
Si tratta di una strategia che il Comitato Macula definisce “priva di logica macroeconomica. L’oftalmologia assorbe infatti una quota marginale, stimata tra l’1% e il 3%, della spesa sanitaria pubblica nazionale: un comparto microscopico sul quale si stanno concentrando tagli lineari drastici. Mentre i grandi capitoli della sanità pubblica muovono risorse immense e offrono reali margini di ottimizzazione, la scelta di fare cassa sulla salute visiva si traduce in un risparmio insignificante per lo Stato, a fronte di un impatto devastante sulla vita dei malati e sulla tenuta delle strutture”.







