Luce infrarossa o lievi correnti elettriche sulla retina potrebbero aiutare a frenare la degenerazione maculare secca, la più comune e diffusa forma di maculopatia: secondo quanto riferito al Congresso Internazionale FLORetina, tenutosi a Firenze, si tratta di terapie innovative chiamate fotobiomodulazione e iontoforesi, che mirano a rallentare il peggioramento della malattia.
La forma secca di degenerazione maculare legata all'età colpisce circa 1 milione di italiani ed è attualmente orfana di una cura e porta alla perdita irreversibile della visione centrale, che serve per leggere, guidare, riconoscere i visi e molto altro.
La forma intermedia della malattia è caratterizzata dalla presenza di drusen, piccoli depositi che si accumulano sotto la retina.
"Intervenire in questo stadio più precoce è cruciale per rallentare l'evoluzione verso le forme avanzate ed è proprio in questa fase che fotobiomodulazione e iontoforesi si stanno affermando come opzioni promettenti", sottolinea Stanislao Rizzo, direttore del Dipartimento di Oculistica del Policlinico Gemelli. Lo dimostrano tre studi pubblicati di recente sulla rivista Eye, su Current Ophthalmology Reports e sul Journal of Biophotonics. Le tecniche potrebbero portare a una migliore gestione della malattia. Gli infrarossi sono un trattamento non invasivo che permette di stimolare la funzione della retina attraverso l'utilizzo di luce rossa e infrarossa, per ridurre la progressione della malattia e promuovere il riassorbimento delle lesioni caratteristiche - riferisce Rizzo. La fotobiomodulazione si esegue in ambulatorio, con il paziente seduto davanti a un apparecchio che tramite un led illumina l'occhio: la luce viene erogata in modo controllato per circa 4-5 minuti".






