Immaginate di non poter più riconoscere i volti dei vostri cari, leggere un libro o semplicemente mettere a fuoco gli oggetti di uso quotidiano. È quello che succede a chi sviluppa la degenerazione maculare senile, una delle principali cause di perdita della vista tra gli anziani: la malattia compromette la visione centrale, trasformando attività un tempo semplici in sfide insormontabili. E se per una delle due forme in cui si presenta la patologia, quella cosiddetta “umida”, esistono farmaci in grado di rallentarne l'avanzata, la forma secca è stata a lungo considerata una condanna a un progressivo declino visivo.
Ma proprio su questa forma di malattia si concentra la ricerca di un gruppo di scienziati della University of Southern California, che unisce la biologia delle cellule staminali all'ingegneria di precisione. Al centro del loro studio è un minuscolo impianto a cellule staminali, una “toppa” bioingegnerizzata progettata per riparare la retina dall'interno.
Degenerazione maculare umida, l’idea di un serbatoio nell’occhio che rilascia il farmaco
Come si forma il danno
La malattia attacca la macula, la piccola area al centro della retina responsabile della visione nitida e dettagliata, portando a zone sfocate, macchie scure o veri e propri punti ciechi nel campo visivo centrale. Il meccanismo biologico alla base del danno è il deterioramento delle cellule dell'epitelio pigmentato retinico. Queste cellule formano uno strato di supporto cruciale per i fotorecettori della retina, nutrendoli e mantenendoli sani. Quando queste cellule si danneggiano o smettono di funzionare, la visione ne risente direttamente; questo stadio avanzato della malattia è noto come atrofia geografica. È proprio per sostituire questo strato cellulare perduto che è stato progettato l'impianto a cellule staminali, che ora verrà testato in uno studio clinico.






