Roma, 5 giu. (askanews) – Prima dei social, c’era Berlusconi. Prima dei post, delle dirette e dei follower, c’era un leader politico che parlava continuamente con il Paese attraverso i giornalisti. Li cercava, li sfuggiva, li usava come cassa di risonanza, li trasformava in un termometro permanente del consenso. Per dieci anni una ventina di cronisti lo hanno inseguito ovunque: sotto casa, negli aeroporti, nei corridoi dei vertici internazionali, nei salotti del potere e persino nelle sue vacanze private. Da quella caccia quotidiana nasce oggi “Berlusconi Confidential. Biografia non autorizzata di dieci anni al potere” (Rubbettino), il nuovo libro di Marco Galluzzo, giornalista del Corriere della Sera.

Più che una biografia politica tradizionale, il volume propone una chiave di lettura originale di uno dei protagonisti più influenti della Seconda Repubblica: Berlusconi come anticipatore della comunicazione disintermediata. Molto prima di Facebook, X e Instagram, il Cavaliere aveva costruito un rapporto diretto e incessante con l’opinione pubblica, utilizzando giornali e televisioni come un flusso continuo di messaggi, reazioni, provocazioni e racconti di sé.

Attraverso 53 capitoli e decine di testimonianze raccolte sul campo, Galluzzo ricostruisce il decennio compreso tra il 2001 e il 2011 da una prospettiva inedita: quella dei giornalisti che lo seguivano quotidianamente e che, nel tentativo di non perderlo mai di vista, finirono per diventare parte integrante del suo sistema di comunicazione.