Questa mattina nel porto di Costanza, non è esploso soltanto un ordigno: è saltata in aria, per qualche istante, l’illusione che la guerra resti confinata dentro i suoi perimetri ufficiali. Nel più grande scalo della Romania, uno dei nodi logistici più sensibili del Mar Nero e dell’intera cintura orientale dell’Unione europea, un drone marino si è autodetonato dopo essere stato individuato e isolato dalle autorità. Non ci sono stati morti né feriti. Ed è precisamente questo, forse, il dato più importante: il peggio è stato evitato per una manciata di decisioni prese in tempo.
Kiev dal canto suo ha confermato che il drone è ucraino, e che è stato deviato dalla rotta dopo un’interferenza elettronica delle forze russe.
«Durante le operazioni nella zona del Mar Nero, un drone senza equipaggio della Marina ucraina, sotto l’effetto della guerra elettronica nemica, ha perso il controllo ed è finito al largo delle coste rumene. La Marina ucraina ha fornito alla Marina rumena le informazioni necessarie per prevenire vittime civili», si legge in un post su Facebook della Marina di Kiev.
L’esplosione è avvenuta in un’area portuale ad alta sensibilità, a Dana 78, vicino alla sede dell’agenzia romena di salvataggio in mare ARSVOM e, secondo altre ricostruzioni convergenti, a circa 500 metri da un terminal petrolifero; El País parla di una zona vicina a un terminal del gas. Le autorità hanno chiarito che l’ordigno non apparteneva alle forze armate romene e che era del tipo utilizzato nella guerra tra Russia e Ucraina. Prima della detonazione, l’area era stata evacuata e messa in sicurezza da Serviciul Român de Informații, Guardia Costiera e Ministero della Difesa nazionale romeno.










