Il ministro Andrea Abodi chiede ufficialmente un parere all’Anac e al Collegio di Garanzia del Coni sull’eleggibilità di Giovanni Malagò alla presidenza della FederCalcio. Ma lo fa con due settimane di ritardo, e a questo punto il via libera o la bocciatura, da cui dipende il futuro del pallone italiano, arriverà proprio a ridosso del voto.
La questione ormai è nota. Su Malagò, grande favorito alla successione di Gravina perché appoggiato da Serie A, B, Calciatori e Allenatori, pende la spada di Damocle del cosiddetto “pantouflage”: potrebbe non essere eleggibile in quanto, da presidente del Coni (carica ricoperta fino a giugno 2025), ha esercitato poteri di vigilanza sulle Federazioni sportive, come la Figc. E non è ancora trascorso il periodo di “raffreddamento” di tre anni previsto dalla legge. Il diretto interessato ha sempre liquidato il tutto con una scrollata di spalle ma è evidente che il tema esista, quanto meno in linea di principio; quindi, soltanto gli organi potranno sciogliere i dubbi, in un senso o nell’altro.
A ciò era rivolta l’interrogazione parlamentare del senatore leghista Roberto Marti, che sollecitava il ministro a “promuovere un chiarimento preventivo presso le autorità competenti”. Un atto dal chiaro significato politico, perché conferma l’ostilità di questa maggioranza e questo governo alla scalata di Malagò, ma che se non altro doveva servire a sgombrare il campo dagli equivoci.



