Nel giorno in cui viene presentata un'interrogazione parlamentare del senatore leghista Roberto Marti al ministro per lo sport, Andrea Abodi, sulla presunta ineleggibilità di Giovanni Malagò alla presidenza della Federcalcio, in Figc arriva anche un ricorso, che chiede al tribunale nazionale federale di chiarire il punto del cosiddetto pantouflage. Lo presenta Renato Miele, ex difensore Lazio ora avvocato e ancora tesserato, che contesta anche l'ammissibilità al voto dei due candidati, Giancarlo Abete e Malagò stesso.
La candidatura di Miele non era stata ammessa dalla Figc, mancava l'accredito di una delle componenti federali come da Statuto. "Per me è un fatto, che dal mio punto di vista, oggettivamente non rientra nelle situazioni che hanno questo tipo di impedimenti", ribadisce a proposito del 'pantouflage' ancora una volta Malagò, dopo l'interrogazione del senatore della Lega, Roberto Marti, presidente della VII commissione del Senato, quella competente sullo sport. La politica è dunque intervenuta in maniera diretta sul tema della legge Severino e dell'istituto del cosiddetto "cooling off period" o 'pantouflage', che renderebbe Malagò ineleggibile in una federazione per i tre anni successivi alla sua presidenza Coni. "La politica interviene? La parola politica vuol dire tante cose oggi. Possono essere una, cinque o dieci persone, ma non è 'la politica'. È qualcuno specifico della politica e io non voglio commentare perché tutte le persone che sono in grado di giudicare capiscono tutto molto bene", la replica dell'ex n.1 del Comitato olimpico.










