Deboli con Putin e poco riformisti, poi anche altre ragioni e sentimenti. La stagione degli addii al Pd ha più o meno queste motivazioni. L'ultima a sbattere la porta Pina Picierno, la prima Marianna Madia. Nel mezzo Elisabetta Gualmini. Altri mugugnano, ma restano. Le donne hanno più coraggio. Filippo Sensi sembra un parlamentare dal vezzo antico quando esorta a lottare e restare. Altri ancora fanno battaglie solitarie, chi vuole più centro, chi vuole più sinistra, chi vuole più fermezza con l'antisemitismo, chi più nucleare, chi meno, chi più durezza con i ricchi, chi punta il dito lì chi là. L'europarlamentare Pina Picierno chiede il congresso, alti lai si levano in tal senso. Ma un partito non è una bocciofila e ha delle regole. Il congresso è previsto per il febbraio 2027. Allora si chiede un congresso straordinario. Se si vuole un congresso straordinario si dovrebbe essere davanti a qualcosa di straordinario. Cosa c'è di straordinario per invocare un congresso straordinario?

Poco dopo aver vinto le primarie, primavera 2023 (perché tutto si può dire sull'inclinazione armocromistica di Elly Schlein, ma è ascesa al potere democraticamente e secondo le regole che il Pd si è dato) la neosegretaria del Pd su Putin e la guerra in Ucraina ebbe a dichiarare: la guerra scatenata da Vladimir Putin in Ucraina è "un’invasione criminale e nazionalista", "dobbiamo continuare a sostenere in modo pieno il popolo ucraino, che ha diritto di difendersi. Dobbiamo continuare a sostenerlo, ma accanto a questo dobbiamo chiedere un protagonismo più forte all’Unione Europea per uno sforzo politico e diplomatico". E poi aggiunse: "La dico come l’avrebbe detta il professor Prodi: la pace non è una parolaccia. Per noi a sinistra la pace deve essere un’aspirazione quotidiana, una mobilitazione costante. Ma deve essere una pace giusta: non si può essere equidistanti da chi è stato aggredito e da chi ha aggredito, violando le norme del diritto internazionale".