Economia 05 giugno 2026 I nuovi dati della Banca d’Italia mostrano un’Italia sempre più diseguale, e lo stop alla crescita peggiora le cose per i più poveri ANSA Il 3 giugno la Banca d’Italia ha pubblicato i dati aggiornati sulla distribuzione della ricchezza in Italia, e i risultati continuano a peggiorare. Il livello medio del patrimonio degli italiani è in crescita: alla fine del 2010, una famiglia possedeva in media una ricchezza netta pari a 375 mila euro, includendo anche il valore degli immobili, mentre nel quarto trimestre 2025 questo dato era salito a 453 mila euro. Il problema è che questa crescita si è concentrata quasi esclusivamente nelle mani dei più ricchi.

Le statistiche dettagliate sui patrimoni degli italiani aiutano a capire perché.Ricchezza media e mediana Innanzitutto, un aumento della media non significa necessariamente un miglioramento delle condizioni di tutti i cittadini o, perlomeno, della maggior parte. Per spiegare come mai, di solito si utilizza la cosiddetta “media di Trilussa”, basata su un sonetto comico del poeta romano Carlo Alberto Camillo Mariano Salustri, noto appunto come “Trilussa”: se in una popolazione di due persone uno mangia due polli e l’altro zero, la media è di un pollo consumato da ciascun cittadino, ma in realtà la distribuzione è diseguale. Allo stesso modo, la quantità di ricchezza in mano alla popolazione è cresciuta, ma questo aumento si è concentrato soprattutto tra chi era già ricco, aumentando la media, ma anche le disuguaglianze. Per interpretare meglio il benessere del cittadino “comune” è meglio utilizzare la mediana, che indica il valore a metà della distribuzione: metà della popolazione ha una ricchezza maggiore, l’altra metà un livello minore.L’andamento della ricchezza media e mediana negli ultimi quindici anni conferma la tendenza in aumento delle disuguaglianze. Mentre la media aumentava di quasi 80 mila euro tra il 2010 e il 2025, la mediana è calata di oltre 20 mila. L’italiano “medio” (non inteso come media, ma come cittadino comune a metà della distribuzione) si trova dunque più povero rispetto a quindici anni fa, e non è solo questione di crollo dovuto alle crisi. Come si nota dal grafico, c’è stato un calo di circa 40 mila euro tra il 2010 e il 2016, ma il vero problema è che nei dieci anni successivi si è recuperato solo metà di quel crollo, fermandosi a oltre 20 mila euro in meno rispetto a un tempo. I dati, peraltro, non sono a parità di potere d’acquisto, per cui oltre al calo in termini assoluti bisogna considerare la perdita di potere d’acquisto dovuta all’inflazione.