Come casa ha un vecchio camper posizionato in una campagna di proprietà del padre novantenne. Nessun allaccio elettrico, niente acqua, i bisogni fatti nelle buste di plastica, poi abbandonate in maniera indiscriminata. Così vive ormai da troppo tempo Nico che di anni ne ha 60 ed è un malato in Aids conclamato. Ogni tanto qualche parroco mosso a pietà gli porta qualcosa da mangiare.
Nico vive - o sopravvive - in un centro del Barese, non è solo al mondo, oltre ad un padre novantenne che vive in una Rsa, ha una sorella che cerca di fare tutto quello che è nelle sue forze, ma vive ad oltre cento chilometri di distanza, ha un lavoro, una famiglia, mentre Nico avrebbe bisogno di assistenza sanitaria specifica. Perché se è arrivato a soffrire di Aids conclamato è anche perché non si è mai veramente curato, non prende i farmaci che dovrebbe perché non riesce. Medicine che invece oggi permettono ad un positivo Hiv di gestire la malattia e farla perfino regredire.
La situazione di degrado umano in cui Nico è sprofondato la conoscono in tanti, ma nessuno interviene. Anzi probabilmente se ne stanno bene alla larga: servizi sociali, servizi sanitari, istituzioni comunali.
Ed è così che le giornate di Nico scorrono tra rifiuti, coperte lerce in un camper fatiscente, puzza di urina e feci, residui di cibo, insetti. Sua sorella da mesi sta bussando a tutte le porte per cercare aiuto, il fratello va aiutato, magari ricoverato in una struttura specializzata, comunque seguito. Un impegno che lei non è in grado di garantire. L'unico intervento che è riuscita a fare è chiamare una squadra e pulire un po' la campagna dove staziona il camper, una spesa di centinaia di euro che si è sobbarcata. E mentre almeno il grosso dei rifiuti accumulati veniva rimosso, Nico dormiva in una tenda canadese.








