Questa settimana la Camera ha approvato il disegno di legge delega del governo sul nucleare che era stato presentato dal Consiglio dei ministri all’inizio del 2025. Dopo l’approvazione del Senato, prevista nelle prossime settimane, il governo avrà un anno di tempo per produrre i decreti attuativi, ma i tempi per metterli in pratica saranno lunghi e non è detto che nei prossimi decenni saranno costruiti impianti nucleari in Italia.

Nel nostro paese non si produce energia elettrica con il nucleare da circa 40 anni. Nel 1987, quindi un anno dopo il disastro nucleare di Chernobyl, un referendum sancì di fatto la fine del nucleare a scopo civile in Italia, e nel 2011 un altro referendum portò all’esclusione del nucleare da un nuovo importante piano strategico dell’energia. Quelle scelte furono accompagnate da polemiche e da un dibattito che prosegue ancora oggi sull’opportunità di tornare al nucleare per ridurre i costi dell’energia in Italia, tra i più alti dell’Unione Europea.

Mentre da anni non ci si riesce a mettere d’accordo nemmeno sulle aree in cui conservare le scorie radioattive, il governo vuole reintrodurre il nucleare entro il 2050. La delega vincola a concentrarsi sulle nuove tecnologie in fase di sviluppo, escludendo gli impianti di grandi dimensioni come quelli installati e operativi da decenni in molte parti del mondo.