I dieci volontari, di cui due italiani, sono attualmente detenuti a Bengasi e da 96 ore si rifiutano di mangiare per protestare contro "la loro detenzione illegittima, il diniego di assistenza legale, il prolungamento della custodia e i maltrattamenti subiti”. Sono tutti membri del convoglio che cercava di raggiungere la Striscia di Gaza via terra
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I volontari detenuti in Libia della Global Sumud Flotilla sono al quarto giorno di sciopero della fame. Gli italiani Domenico Centrone, Leonarda Alberizia e altri otto membri della missione umanitaria, arrestati e detenuti a Bengasi, si rifiutano di mangiare, e alcuni di bere, per protestare contro "la loro detenzione illegittima, il diniego di assistenza legale, il prolungamento della custodia e i maltrattamenti subiti”. Lo scrive la Gsf, chiedendo "l’immediato accesso di osservatori medici indipendenti" e "il rilascio immediato e incondizionato di tutti i volontari detenuti”.
Le autorità libiche negano un monitoraggio medico independente
Il movimento lancia un nuovo allarme sugli attivisti del "land convoy", il convoglio che cercava di raggiungere la Striscia di Gaza via terra per rompere il blocco israeliano. In una nota, si denunciano "le condizioni di salute dei volontari in sciopero" che "stanno peggiorando rapidamente”. Da quanto si apprende, nonostante alcuni attivisti siano svenuti, “le autorità libiche continuano a negare qualsiasi monitoraggio medico indipendente", perchè "nessun team sanitario esterno è stato autorizzato a visitarli“. A occuparsi di loro - riferisce l'organizzazione - sono i medici della delegazione stessa che sono costretti a monitorare e assistere i propri compagni in condizioni critiche, pur essendo essi stessi estremamente debilitati”.









