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Quando un neonato sano piange a lungo e spesso si sente dire che «ha le coliche», un termine che nel linguaggio comune viene associato a un mal di pancia o a un disturbo intestinale. Chi usa questa espressione, quindi, suggerisce anche una spiegazione, e cioè che la causa di quel pianto venga dall’addome.

Questa ipotesi, però, non è mai stata dimostrata. Oggi sappiamo che le possibili cause sono tante e diverse: fattori gastrointestinali, ma anche neurologici e psicosociali. Per questo è stato proposto un nuovo nome nelle linee guida Rome V, pubblicate da poco dalla Rome Foundation, un’organizzazione internazionale di esperti che studia i disturbi legati all’interazione tra l’intestino e il cervello. L’espressione proposta è Infant Distress Syndrome, che potremmo tradurre come sindrome del distress infantile. La parola inglese distress viene usata spesso per definire sindromi e patologie anche in italiano, e indica uno stato visibile di sofferenza, disagio o difficoltà.

Tutti i neonati piangono, e lo fanno parecchio. In media, nei primi tre mesi, un bambino piange o si agita per almeno una o due ore al giorno. Alcuni, però, piangono molto di più e più intensamente. Diventano rossi, tirano le gambe verso la pancia, stringono i pugni, inarcano la schiena, hanno l’addome teso, mandano fuori aria o ruttano. Fanno gesti che fanno pensare, in effetti, a un dolore allo stomaco o all’intestino.