Il pianto del neonato può stremare il genitore. Lacrime inconsolabili, che non trovano risposta. Lacrime che sembrano non finire mai, che tolgono il sonno e la pace a tutta famiglia. Un nuovo studio svedese, condotto dall'Università di Uppsala e dal Karolinska Institutet, dimostra che la quantità di pianto di un neonato è in gran parte determinata dalla sua genetica e probabilmente i genitori non possono farci molto. È vero, quindi che il piccolo comunica attraverso le lacrime i suoi bisogni, ma è vero anche che alcuni bimbi ne versano di più.
La ricerca, recentemente pubblicato su JCPP Advances, si basa sulle risposte a questionari di genitori di 1.000 gemelli sparsi in tutta la Svezia. Alle mamme e ai papà sono state poste domande sul sonno, sul pianto e sulla capacità di calmarsi dei gemelli (sia eterozigoti che omozigoti) a 2 e poi a 5 mesi. L’obiettivo era scoprire come la genetica e l'ambiente influenzino i comportamenti dei neonati nei primi mesi di vita, un aspetto mai indagato prima. L'utilizzo di gemelli per lo studio garantisce che variabili come l'ambiente domestico, la situazione familiare e lo status socioeconomico siano le stesse almeno tra i fratelli. Che cosa è emerso? Quando i gemelli omozigoti esprimono tratti più simili rispetto ai gemelli eterozigoti, si ritiene che la genetica sia la causa. Questo perché i gemelli omozigoti condividono circa il 100% del loro DNA, a differenza dei gemelli eterozigoti, che ne condividono più o meno il 50%.







