Nel giorno in cui la Russia annuncia a sorpresa che oggi firmerà un accordo con gli Stati Uniti per la costruzione di un tunnel sotto lo Stretto di Bering, la questione della guerra in Ucraina torna a essere una priorità dopo settimane di silenzi. Ma sembra che questa volta sia una questione europea e russa, visto che Donald Trump, ancora impegnato a spegnere il fuoco in Iran e nello Stretto di Hormuz, non ha commentato i nuovi sviluppi. Prima ha parlato Vladimir Putin, dicendo che una strada per concludere la guerra è possibile. Poi è intervenuto Volodymyr Zelensky, scrivendo una lettera aperta al capo del Cremlino: «Fissiamo un faccia a faccia, siamo pronti a porre fine a questa guerra e a un cessate il fuoco completo per tutta la durata dei negoziati».
IL COMPROMESSO Putin ha detto che l’Ucraina dovrà rispettare il compromesso di Anchorage, il piano di pace discusso con Trump in Alaska nell’agosto del 2025 che non aveva portato a una soluzione concreta. Mosca continua a volere il controllo del Donbass, cosa che Kiev non ha intenzione di dargli. In una conferenza stampa con alcune agenzie internazionali, Putin ha detto di «non essere contrario all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea», ma di non volere che «l’Europa diventi un blocco militare». Il presidente russo ha anche dato i numeri della guerra: «La Russia ha recentemente posto sotto il suo controllo circa 2.440 chilometri quadrati in Ucraina. Il numero delle truppe ucraine è diminuito di 100.000 unità di recente, perdendo circa 40.000 soldati ogni mese. Circa 60.000 persone hanno disertato dalle forze ucraine dall'inizio del 2026», ha detto. Un racconto che non coincide con la realtà di una guerra sempre più difficile per Mosca con enormi perdite e nessun avanzamento sul territorio. Intanto Zelensky parla con l’Europa per un piano di pace, sostiene Bloomberg. Francia, Regno Unito e Germania provano a portare Mosca di nuovo al tavolo. Ieri Zelensky ha fatto sapere di continuare a lavorare per avere i 90 miliardi di euro del pacchetto di aiuti europei, mentre il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha fatto capire che gli Stati Uniti dovrebbero annunciare un nuovo pacchetto da 400 milioni di dollari in assistenza militare già approvati dal Congresso ma fermi al Pentagono.Ma ieri è stato anche il giorno dello Stretto di Bering. Nell’estate del 2025, nel corso dell’incontro tra Donald Trump e Vladimir Putin in Alaska, i due presidenti avevano parlato di questa possibilità: costruire un tunnel sotto lo Stretto di Bering per unire gli Stati Uniti e la Russia. Un gesto fortemente economico ma anche simbolico per i due Paesi, dopo anni di tensioni causate dalla guerra in Ucraina. Per mesi non se n’era più parlato, nonostante ai tempi era circolato il nome di Elon Musk e della sua The Boring Company come possibile partner. Ora i due Paesi sarebbero pronti a firmare un accordo per creare un tunnel subacqueo che unirà i due continenti, divisi da una striscia di mare larga solo 80 chilometri. Un segnale di collaborazione tra le due parti in un momento in cui Trump sembra sempre più isolato e lontano dal portare a termine la pace in Ucraina come promesso nel corso della sua campagna elettorale del 2024 («Metterò fine alla guerra in Ucraina in 24 ore»). La notizia è stata data ieri dal rappresentante speciale per gli investimenti esteri di Putin, Kirill Dmitriev, nel corso dell’International Economic Forum di San Pietroburgo. E a quanto pare la firma dovrebbe arrivare oggi per un progetto che avrà un costo di miliardi di dollari: le stime parlano di una cifra compresa tra i 10 e i 12 miliardi di dollari solo per il tunnel e circa 65 miliardi per l’intero progetto. «Il tunnel si farà. Si tratta del progetto infrastrutturale più grande tra i due Paesi», ha detto Dmitriev secondo quanto riportato dalle agenzie di stato russe. Ed era stato proprio l’inviato di Putin a tornare per primo a parlare di Ucraina. Dmitriev ha detto che questa settimana ha sentito i due inviati speciali di Trump, Jared Kushner e Steve Witkoff. «Proprio ieri abbiamo parlato al telefono sia con Witkoff che con Kushner. Siamo in costante dialogo perché la parte americana sta cercando di promuovere la pace e sta dicendo alla parte ucraina che deve abbracciare la pace, non le continue provocazioni e gli scontri», ha continuato Dmitriev. Questo nonostante, oltre ad avere iniziato la guerra invadendo l’Ucraina, è proprio Putin che da anni continua a non voler fermare gli scontri. E se mercoledì nella sua visita a sorpresa a Kiev, il segretario della Nato aveva detto che «la strada per l’ingresso dell’Ucraina nell'alleanza è irreversibile», ieri il segretario degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha giocato la carta Trump, sostenendo che l’adesione alla Nato è inaccettabile per il presidente americano. Poi ha avvertito: «Quella che era iniziata come una guerra di Biden ora è una guerra di Trump».











